Dopo dieci anni di impegno nelle Opere Sociali di N.S. di Misericordia, Giovanni De Filippi lascia l’incarico di presidente.
Lo fa secondo il suo stile: senza parole in eccesso ma con un segno tangibile per il territorio.
De Filippi nel corso degli anni Novanta affianca il padre nell’azienda di famiglia quindi ne eredita la gestione con la medesima passione e l’attenzione al gruppo dipendente e collaborante; cerca inoltre di imprimere ad Autoliguria un cambio di passo che coincide anche con i tempi che cambiano. Progetto arduo e compiuto nonostante mille ostacoli.
Nel febbraio del 2015, dopo aver presieduto l’Ascom di Savona, viene indicato dall’allora sindaco Federico Berruti nel Consiglio di Amministrazione delle Opere Sociali, eletto presidente e riconfermato per il secondo mandato.
Fino ad oggi.
In questi giorni De Filippi ha ceduto il passo al successore (ancora da designare) dopo aver organizzato due iniziative di immenso valore simbolico.
La prima
Lunedì 28 aprile presenta il libro La Misericordia di Savona. Le opere Sociali e il Santuario. L’evento si è tenuto in Sala Rossa alla presenza del sindaco Marco Russo, di alcuni assessori, di autorità civili e militari, di don Camillo Podda in rappresentanza di Monsignor Vescovo, di numerosissimi cittadini ma soprattutto con gli interventi dei curatori del volume: su tutti Magda Tassinari (sapiente coordinatrice del progetto artistico) e Andrea Spiriti (brillante docente universitario e straordinario affabulatore di Storia dell’Arte).
In apertura Giovanni De Filippi illustra tutti i progetti che ha portato avanti in questi anni con le Opere Sociali. Seduta al mio fianco, l’artista Imelda Bassanello (vicentina di nascita ma savonese del Santuario di adozione) ne tesse le lodi e auspica che il subentrante sia egualmente all’altezza del ruolo (credo però – e ribadisco credo – di leggere tra le sue parole una sottile disillusione).
La seconda
Sabato 3 maggio inaugura la mostra Galee dei Doria e antichi velieri. Modelli navali restaurati al Santuario di Savona.
In questo caso, l’apertura si tiene nel Palazzo delle Azzarie con l’intervento di Anna Graffione (ottima restauratrice che ha minuziosamente descritto il lavoro svolto) e con le dichiarazioni di Luca Lobasso (Università di Genova) il quale, dall’alto della sua competenza sulla Storia di Genova e della Liguria, ha affermato di voler approfondire nel prossimo futuro il rapporto tra i Doria e questo speciale entroterra savonese.
De Filippi, al momento dei saluti, ricorda – non senza commozione – che aprì la personale avventura con le Opere Sociali nella primavera del 2015 proprio al Santuario di Savona e si annuncia lieto di concluderla ancora al Santuario, come ad essere soddisfatto di aver chiuso un ciclo istituzionale ma anche un cerchio culturale e personale.
Appendice personale
Mia madre era di Santuario (Briano il suo cognome). Io ho vissuto al Santuario per i primi mesi di vita, dal 24 settembre del 1964 all’estate del 1965.
Poi i miei genitori decisero di trasferirsi in Savona, pochissimi chilometri che allora però significavano una comodità, col senno di oggi inconcepibile.
Ho partecipato con piacere a questo doppio appuntamento anche per questo motivo: provare a respirare la storia di un borgo che i miei cari hanno abitato e che – come tante periferie dimenticate – raccontano delle nostre radici e delle origini del nostro presente.
Sono consapevole che il futuro potrebbe riservare ingiustizie sociali e povertà, certamente guerre. Conserverò ogni ricordo per incorniciare il mio presente con il passato.
Grazie, Giovanni! Evviva il Santuario di Savona!