Panorama

16 luglio 2022 – senza palle

È giunta l’ora nella quale finalmente si sono definite le parti in commedia.

Ristabilire un ordine delle cose ci aiuta per fare in modo che la narrazione non resti nell’ambito della fantasia o dell’utilitarismo intellettuale bensì ci dia l’occasione di comprendere i fatti; e i fatti hanno una sola lettura.

Provo a spiegarmi con dovizia di particolari.

Un vero uomo politico

Giuseppe Conte, attraverso un’azione politica di grande valore e meditata nel tempo, è riuscito a scatenare le ire di molti e a mandare in fibrillazione le parti scompaginate della compagine governativa, non ultimo il Presidente del Consiglio.

Ha fuoriuscito (scusate il bisticcio attivo/passivo di cui mi prendo licenza) Luigi Di Maio e una sessantina tra deputati e senatori privandoli di un futuro politico di qualsivoglia natura: chi si prenderà la briga di inglobare una serie di personaggi che porta con sé così pochi consensi e così tante rogne?

Ha fatto in modo che Enrico Letta, Franceschini & co. dichiarassero fallito il progetto del campo largo progressista prima ancora che lo stesso campo largo fosse discusso, definito e approvato: chi proverà a ricucire un rassemblement in cui l’unica lingua benvenuta è il democristianese stile prima repubblica?

Ha rinvigorito lo spirito di Matteo Renzi il quale, abbronzato come un peperone di Carmagnola, fa battute su un clown che non fa più ridere, lui che del clown non ha mai avuto nulla se non le scarpe misura 78 per dare l’impressione che il cervello sia fino.

Ha risvegliato la voglia di mojito di Matteo Salvini il quale si sta chiedendo: cribbio, quest’omino sta oscurando il mio desiderio di protagonismo. Perché Salvini ha un modus operandi così semplicistico che non comprende il sottotesto, le stesse cose possono apparire identiche nella forma ma essere antipodi per contenuto.

Ha ridato voce a Silvio Berlusconi che con Giorgia Meloni da un paio di settimane chiede una verifica dei numeri di governo e la possibilità di elezioni anticipate.

Ha messo in imbarazzo coloro che – attualmente ancora in forze al M5S – si trovano indecisi se restare per tornare a ricostruire un sano progetto oppure andarsene anche loro per vicoli ignoti e comunque senza uscita.

Ha ridato fiato ai tromboni del giornalismo stampato e urlato che da diciassette mesi non avendo più un Premier punching-ball continuavano a sodomizzare gli occhi e le orecchie della gente con titoli ripetuti, lanci di missili con la fionda, dibattiti monotematici triti e ritriti.

E poi lui

Ha fatto in modo che Draghi salisse al Colle per rassegnare le dimissioni. Già, perché tecnicamente Giuseppe Conte non ha innescato alcuna crisi di governo: è Mario che non sapendo che pesci prendere rimette la decisione nelle mani di Mammarella. Il Presidente della Repubblica respinge le dimissioni e invita a riflettere fino alla prossima settimana.

Quanta libertà, in un Presidente illuminato che nel febbraio 2021 agì esattamente all’opposto: prima lasciò che Italia Viva minasse il Conte 2 e poi benedisse immantinente il Governo dei Migliori con il Migliore tra i Migliori a capo.

La pietra dello scandalo

Oggi finalmente è ancora lui la pietra dello scandalo, Giuseppe Conte, quell’omino rappresentato come il demonio che fa paura a tutto l’establishment: stanno provando in ogni modo a sgambettarlo ma lui resiste.

Quale super potere possiede?

E perché così tanti che lo temono visto che dichiarano ovunque che sia senza palle? Mah….