Cinghiali in ospedale

L’Ospedale San Paolo di Savona (ASL2 Savonese) è circondato da una fitta boscaglia.

L’estate scorsa verso le 19,30 vado a prendere mia moglie al lavoro, entro dalla sbarra e assisto al passaggio di alcuni piccoli di cinghiale guidati da mamma scrofa, grufolano tutti allegramente al lato della carreggiata.

Io sono in auto, procedo con molta cautela, li affianco, mi fermo, li osservo, mi guardano, proseguono nella ricerca di cibo quindi distratti da un rumore lontano si gettano a passo lesto nella macchia.

Parcheggio dieci dodici metri più in là e aspetto mia moglie, resto in auto (prevenire non guasta) e penso.

Francamente il pensiero di avere il cinghiale in ospedale un po’ mi spaventa.

Nulla contro quella bella famigliola felice, anzi; non è per la bestia in sé quanto per il danno che provoca e la desolazione che lascia.

In apparenza il cinghiale è innocuo poiché vegetariano e invece è una sorta di Attila setoloso e ungulato.

Distrugge le coltivazioni degli agricoltori, scava buche profonde, strappa l’erba alta, soverchia altre specie animali causandone l’estinzione e sposta l’equilibrio di un ecosistema.

In breve è un vero e proprio egoista. Il cinghiale non è una bella persona.

Analisi del cinghiale (con l’aiuto di Wikipedia)

I cinghiali sono animali sociali, amano vivere in branco, maschi, femmine e cuccioli; comunicano tra loro attraverso grugniti, modulati secondo differenti frequenze; hanno abitudini perlopiù crepuscolari e notturne.

In questi ultimi decenni si sono avvicinati ai centri abitati per procacciarsi cibo; stanno crescendo numericamente a causa di due fattori: l’innalzamento delle temperature e la carenza di predatori, come lupi e orsi.

In Liguria dunque scendono verso sud, in una sorta di migrazione dalla collina verso il mare.

Ora capisco

È di ciascun essere vivente, l’abitudine di spostarsi laddove si può trovare maggior benessere.

Come gli esseri umani.

Solo che a fronte di una categoria sola di cinghiali esistono due grandi categorie di esseri umani.

Quelli che hanno coscienza del senso di appartenenza e della condivisione per migliorare il mondo.

Quelli che coscienza non ne hanno e compiono azioni a discapito dei primi.

Io non sono in grado di stabilire quale delle due categorie sia più numerosa.

A occhio vorrei sperare nella prima ma è la seconda che ha un peso specifico nelle nostre vite.

Quindi capisco.

I cinghiali nell’ospedale di Savona sono al lavoro da tempo, da quando cioè hanno deciso di attuare il modello Lombardia.

L’ospedale che non c’è più

L’Ospedale San Paolo di Savona è stato protagonista di alcune eccellenze dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso.

Oggi langue assieme al Santa Maria di Misericordia di Albenga e al San Giuseppe di Cairo (già pressoché defunto).

La cosa che preoccupa maggiormente è il silenzio dei sindacati di settore e quello delle Amministrazioni (quasi tutte) Comunali che sottacciono o nicchiano.

I dipendenti – i salvatori del mondo tanto incensato durante la pandemia – soffrono, anche loro in silenzio, ma loro per contratto.

I malati faticano a trovare posto per le visite specialistiche.

Unica áncora di salvezza i centri privati che nascono come funghi, offrendo servizi e disservizi, competenze e incompetenze, gentilezza e villania, bianco e nero con infinite tonalità di grigio, come i miei capelli.

Non ci resta che la paura di invecchiare.

Alla faccia della prevenzione.

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